DA IL GAZZETTINO
di Laura Simeoni
TREVISO (24 agosto) - Anziani, attenti. I truffatori non sono solo quelli che suonano il campanello spacciandosi per operai inviati dall'Enel a leggere il contatore. Spesso i veri pericoli si nascondono tra la mura domestiche e portano il nome di figli, fratelli, nipoti, A.d.S. . A lanciare l'allarme è il presidente dell'Israa, Fausto Favaro.
Dopo aver letto di tante operazioni disoneste nei confronti della terza età, ripetute nel tempo e giunte ormai a livelli preoccupanti, cita i tanti casi registrati anche nelle case di riposo cittadine. «Vi sono stati episodi così gravi che abbiamo dovuto intervenire per tutelare i nostri ospiti» spiega il direttore dell'Istituto, che accoglie attualmente 850 persone. Senza entrare nel delicato ambito della demenza senile (questione ancor più complessa perché viene messa in discussione la capacità di intendere e di volere), sarebbero molti gli anziani raggirati dai familiari che gestiscono in maniera perlomeno allegra i conti dei propri congiunti.
Un caso emblematico riguarda un uomo che faceva cattivo uso della delega ottenuta dall'anziano zio affinché gestisse il conto bancario e i beni immobili. «È stato lo stesso ospite a chiederci aiuto perché insospettito dai conti che non tornavano» racconta Favaro. In pratica si è scoperto che il nipote pagava regolarmente la rata dell'assicurazione sulla vita dello zio, ma di cui era unico beneficiario, dopo avergli in qualche modo "estorto" l'autorizzazione a eseguire la stipula. Inoltre stava dilapidandone il patrimonio con prelievi continui che avevano fatto sprofondare il conto corrente dell’anziano. L'Ufficio Economato è intervenuto e ha supportato la vittima del raggiro nei controlli; alla fine al nipote sono state revocate tutte le deleghe. Giusto in tempo per salvare una parte del gruzzolo accumulato in anni di lavoro e sacrifici.
Secondo caso: una nipote, stanca dei continui litigi che i suoi congiunti facevano in merito alla gestione del denaro del nonno, non sapendo più a chi rivolgersi ha fatto appello alla dirigenza dell'Israa. In sostanza i familiari usavano il denaro proveniente dall'affitto di due appartamenti lasciando l'anziano senza neppure i soldi per prendersi un caffè. E la pensione serviva a coprire la retta. La nipote ha deciso dunque di alienare gli immobili all'Israa in cambio di un vitalizio che consenta al nonno di aver già pagata la retta a vita, mentre i soldi della pensione potrà utilizzarli come desidera: per un vestito nuovo invece che per otto giorni di vacanza al mare, dato che è ancora autosufficiente.
«Purtroppo non sempre riusciamo a intervenire in tempo» aggiunge Favaro che cita come esempio il caso di un figlio che ha dissolto il patrimonio dell'anziano genitore al punto che l'istituto si è trovato con conti in rosso per decine di rette non pagate.
martedì 24 agosto 2010
mercoledì 18 agosto 2010
Lo stipendio dei medici (da l'espresso)
Lo stipendio dei medici, più "l'altro"
e la trasparenza fa trasparire molto poco
La legge Brunetta avrebbe imposto di mettere on line i redditi, ma un viaggio tra varie Asl rivela che su questo fronte ben poco è stato fatto. E quel che si può sapere suscita brutti pensieri: le prestazioni straordinarie gonfiano le retribuzioni
Tu hai uno stipendio, e poi un altro. Altro è la formula con cui alcune aziende sanitarie raccontano le retribuzioni integrative dei propri medici. Altro non significa altro che il monte di ore straordinarie pagate ad alcuni per sopperire le carenze di personale, i vuoti in corsia e in laboratorio, in radiologia e in anestesia. Altro non è che un modo per illustrare quanto siano a volte iniqui i tagli, quanto spreco produca l'azzeramento di ogni ingresso negli organici della sanità. Altro non è che il fondale contro cui periscono i professionisti giovani e disoccupati, perennemente poveri. A fronte della ricchezza ulteriore di chi già gode di ottimi stipendi. La parola altro, in questo caso, conferma definitivamente che l'Italia è destinato a rimanere un Paese per vecchi. Non c'è speranza né futuro per chi sia all'inizio della carriera e non sia figlio di papà. Porte sbarrate.Il dottor Gaetano P. (ospedale di Vallo della Lucania) gode di uno stipendio di circa 84mila euro lordi l'anno. Decente, quindi. Ma fa anche altro. Sopperisce ai vuoti di organico presso gli altri enti ospedalieri. Divide i giorni per tre, la settimana per cinque, corre qui e corre lì. L'altro gli rende 109mila euro in più all'anno. Totale lordo ai fini Irpef: 213mila euro. Il dottor Domenico P. (ospedale di Sapri) ha uno stipendio di 100 mila euro l'anno. Ma con l'altro che gli vale 250 mila euro, raggiunge la cifra di 364 mila euro. Ottimo e super abbondante. Inarrivabile, e qui ci vuole nome e cognome, il caso
Ancora troppo poco traspare dalle norme sulla trasparenza. E' un bel guaio e un sicuro dispiacere per il ministro Brunetta, autore della legge che avrebbe dovuto garantire luce invece che buio sul giro vorticoso delle retribuzioni pubbliche. I medici ospedalieri, per esempio. Quanti sono e quanto guadagnano? Vivono bene o male? Si arricchiscono o sono costretti a turni massacranti e a stipendi di fame? Il loro lavoro è rispettato o oltraggiato?
Piacerebbe saperlo. S'era convenuto - anzi ordinato - di mettere on line stipendi e curricula di dirigenti amministrativi e medici. Rendere pubblico tutto ciò che è al servizio del pubblico e pagato dallo Stato. Chi sei, cosa hai fatto, quanto guadagni.
Scovare i dati, nell'acqua profonda delle decine di aziende sanitarie locali, è opera non semplice. E questo breve viaggio dimostra che la nebbia è fitta e la muraglia alta, quel che viene allo scoperto è un atto di resistenza, a volte di renitenza.
Avvertenza per chi prosegue la lettura: lo stipendio medio di un medico d'ospedale si ferma spesso sulla soglia degli ottantamila euro lordi. L'età, alcune indennità di risultato lo fanno puntare verso i centomila (lordi), senza che questo tetto sia spesso toccato. E questa è la norma, la generalità delle retribuzioni. Ma tutti i sistemi complessi esibiscono anomalie di funzionamento, favoritismi, iniquità, attribuzioni di competenze superiori al giusto e al possibile. E qui l'operazione trasparenza avrebbe dovuto mitigare le sperequazioni illuminando le zone grigie, scoperchiando le amicizie riservate, i cachet ad personam.
Forse ci siamo sbagliati e abbiamo cliccato dove non avremmo dovuto, ma l'Asl di Reggio Calabria, nella sua home page, non conduce esattamente il visitatore al centro del problema. "Spiacente, nessun risultato", comunica anche l'Asl Napoli 1. Anche qui sarà colpa del cattivo puntamento del mouse. E' come una caccia al tesoro ed è indubitabile che il tesoro sia ben nascosto. Occhi di aquila ci vogliono e nervi saldi. Ad Ancona l'Asl sembra offrire i curricula ma non le retribuzioni. A Firenze anche quelli scarseggiano. In tre su parecchie decine di medici hanno depositato il corso personale degli studi e delle esperienze lavorative.
Sarà che ciascuno tiene famiglia e sarà anche che l'obbligo alla trasparenza - se maneggiato con eccessivo scrupolo - produce imbarazzi e qualche piccolo guaio. Il dirigente della sanità cilentana che raccoglie cinque piccoli ospedali della provincia di Salerno (Polla, Roccadaspide, Vallo della Lucania, Agropoli, Sapri), non propriamente il cuore dell'eccellenza italiana, ha voluto fare le cose in grande e segnalare, con implacabile determinazione, voci e sviluppi delle locali carriere. Ne è venuto fuori un quadro fosforescente, stipendi ineguagliabili. Sono decine i medici locali che scavalcano il tornante dei centomila euro annui. A fronte di uno stipendio che si situa tra i settanta e gli ottanta mila euro, la voce "altro" per le prestazioni straordinarie rese in convenzione presso gli altri ospedali della zona, innalza in modo mostruoso i redditi. Come abbiamo visto. Con il paradosso che una sanità al collasso come quella campana sforna premi a gogò.
Ad Alessandria le punte massime toccano i 171 mila euro. Di Milano non si sa, quel che traspare è nebbia fitta. Magari un navigatore più esperto saprà scovare quel che non appare neanche a Campobasso, ma che è chiaro a Bari. Dove i redditi, senza la pignoleria del commissario della Asl Sa3, sono bene in vista e in via decrescente. Si parte dal dottor Michele B. (315 mila euro) si scende a 223 mila (la dottoressa Antonietta A.) e poi via via si cala: 200, 190, 170, 140. Non male. Il grosso della truppa è fermo ai sessantacinquemila, la retroguardia non giunge a 45mila.
Traspare poco dalla trasparenza, come detto. Ma quel po' svelato già basta e mette brutti pensieri.
(14 agosto 2010)
lunedì 16 agosto 2010
POLITICAL PRISONERS ROSA LANZA DE PAOLI
POLITICAL PRISONERS ROSA LANZA DE PAOLI
Lanza widow Rosa De Paoli (born in Spar VNIVERSIXA 'Menago Scattered Islands in the Verona 01/23/1920) political prisoners. Writer, polemicist Cerea City Council candidate in elections in April 2007 with the list headed by Renato De Paoli, his son, Mayor candidate for the VNIVERSIXA 'Scattered islands menage. In fact a prisoner, tied daily dispossessed (by a group of people in combination) of the right and opportunity to be cared for at home by his son and / or the caregiver who had from 2003 to March 2009, stripped of all rights and all good (pension and property-voting).
CALL FOR RESTORATION OF RIGHTS VIOLATED THE PINK WIDOW LANZA DE PAOLI ELDERLY AND ALL OF FACT Reclus.
martedì 10 agosto 2010
Numero Verde emergenza caldo 1500
Livello 0: ATTENZIONE - Condizioni meteorologiche non a rischio per la salute della popolazione..
Livello 1: ATTENZIONE - Sono previste temperature elevate e/o un’ondata di calore entro le successive 72 ore.
Livello 2: ALLARME - Sono previste temperature elevate e/o un’ondata di calore della durata di almeno 48 ore nelle successive 72 ore.
Livello 3: EMERGENZA - Le condizioni meteo di rischio sono previste per una durata di tre giorni o più consecutivi. il Ministero della Salute può chiedere alle amministrazioni comunali di trasmettere alle Aziende sanitarie locali, senza ritardo, gli elenchi di tutte le persone di età pari o superiore ad anni sessantacinque, iscritte nelle anagrafi della popolazione residente.
Le Aziende sanitarie locali potranno così, avvalendosi di tali dati, intraprendere in collaborazione con il Servizio Protezione Civile tutte le iniziative utili a prevenire e a monitorare danni gravi e irreversibili causati dall'elevata temperatura.
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Numero Verde emergenza caldo 1500
Un numero verde per fronteggiare l'emergenza: il 1500. I cittadini potranno chiamare per parlare con gli operatori, fra cui medici, e avere informazioni sul comportamento da adottare e conoscere i numeri specifici per ogni Regione da contattare in caso di bisogno.
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I rischi per la salute
Il caldo causa problemi alla salute nel momento in cui altera il sistema di regolazione della temperatura corporea. Normalmente il corpo si raffredda sudando, ma in certe condizioni ambientali questo meccanismo non è sufficiente.
Se, ad esempio, il tasso di umidità è molto alto, il sudore evapora lentamente e quindi il corpo non si raffredda in maniera efficiente e la temperatura corporea può aumentare fino a valori così elevati da danneggiare organi vitali.
La capacità di termoregolazione di una persona è condizionata da fattori come l'età, le condizioni di salute, l'assunzione di farmaci (per esempio diuretici, lassativi che possono favorire l’eliminazione di liquidi, o che possono compromettere la termoregolazione fisiologica o aumentare la produzione di calore.).
I soggetti a rischio
Le persone anziane o non autosufficienti, i malati cronici (cardiopatici, diabetici etc.), le persone affette da patologie, cardiovascolari e respiratorie, da disagi mentali, da dipendenza da alcool e droghe e gli ipertesi.
Le persone che assumono regolarmente farmaci
I neonati e i bambini piccoli fino a 4 anni.
Chi fa esercizio fisico o svolge un lavoro intenso all'aria aperta
I consigli per difendersi dal caldo
Esposizione - Durante i giorni in cui è previsto un rischio elevato, livello 2 o 3, e per le successive 24 o 36 ore, si consiglia di non uscire nelle ore più calde, dalle 12 alle 18, soprattutto ad anziani, bambini molto piccoli, persone non autosufficienti o convalescenti.
In casa - Per proteggersi dal calore del sole utilizzare tende o persiane e mantenere il climatizzatore a 25-27 gradi con deumidificatore. In mancanza di un condizionatore, fare più docce con acqua fresca per abbassare la temperatura corporea, o recarsi in ambienti climatizzati (bar, supermercati, centri commerciali, ecc). Se si usa un ventilatore non indirizzarlo direttamente sul proprio corpo. Se la temperatura dell’ambiente è superiore a 32° C i ventilatori sono più dannosi che utili.
Alimentazione - È importante bere (almeno 2 litri al giorno) senza aspettare di avere sete (sopratutto negli anziani dove lo stimolo della sete é attenuato) evitando bevande troppo fredde, gassate, troppo zuccherate o alcoliche e caffeina (caffé, tè nero, coca-cola). I sintomi principali della disidratazione sono: sete, debolezza, vertigini, palpitazioni, ansia, pelle e mucose asciutte, crampi muscolari, abbassamento della pressione arteriosa.
Si raccomanda di mangiare molta frutta e consumare pasti leggeri, preferire la pasta e il pesce alla carne, evitando i cibi elaborati e piccanti.
Fare attenzione alla corretta conservazione degli alimenti deperibili (latticini, carni, dolci con creme, gelati, ecc.), in quanto le temperature ambientali elevate favoriscono la contaminazione degli alimenti che può determinare patologie gastroenteriche anche gravi.
Abbigliamento – All'aperto, si consiglia di indossare abiti non attillati e di colore chiaro, evitando le fibre sintetiche con cappelli leggeri. Se si ha una persona in casa malata, fare attenzione che non sia troppo coperta.
Livello 1: ATTENZIONE - Sono previste temperature elevate e/o un’ondata di calore entro le successive 72 ore.
Livello 2: ALLARME - Sono previste temperature elevate e/o un’ondata di calore della durata di almeno 48 ore nelle successive 72 ore.
Livello 3: EMERGENZA - Le condizioni meteo di rischio sono previste per una durata di tre giorni o più consecutivi. il Ministero della Salute può chiedere alle amministrazioni comunali di trasmettere alle Aziende sanitarie locali, senza ritardo, gli elenchi di tutte le persone di età pari o superiore ad anni sessantacinque, iscritte nelle anagrafi della popolazione residente.
Le Aziende sanitarie locali potranno così, avvalendosi di tali dati, intraprendere in collaborazione con il Servizio Protezione Civile tutte le iniziative utili a prevenire e a monitorare danni gravi e irreversibili causati dall'elevata temperatura.
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Numero Verde emergenza caldo 1500
Un numero verde per fronteggiare l'emergenza: il 1500. I cittadini potranno chiamare per parlare con gli operatori, fra cui medici, e avere informazioni sul comportamento da adottare e conoscere i numeri specifici per ogni Regione da contattare in caso di bisogno.
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I rischi per la salute
Il caldo causa problemi alla salute nel momento in cui altera il sistema di regolazione della temperatura corporea. Normalmente il corpo si raffredda sudando, ma in certe condizioni ambientali questo meccanismo non è sufficiente.
Se, ad esempio, il tasso di umidità è molto alto, il sudore evapora lentamente e quindi il corpo non si raffredda in maniera efficiente e la temperatura corporea può aumentare fino a valori così elevati da danneggiare organi vitali.
La capacità di termoregolazione di una persona è condizionata da fattori come l'età, le condizioni di salute, l'assunzione di farmaci (per esempio diuretici, lassativi che possono favorire l’eliminazione di liquidi, o che possono compromettere la termoregolazione fisiologica o aumentare la produzione di calore.).
I soggetti a rischio
Le persone anziane o non autosufficienti, i malati cronici (cardiopatici, diabetici etc.), le persone affette da patologie, cardiovascolari e respiratorie, da disagi mentali, da dipendenza da alcool e droghe e gli ipertesi.
Le persone che assumono regolarmente farmaci
I neonati e i bambini piccoli fino a 4 anni.
Chi fa esercizio fisico o svolge un lavoro intenso all'aria aperta
I consigli per difendersi dal caldo
Esposizione - Durante i giorni in cui è previsto un rischio elevato, livello 2 o 3, e per le successive 24 o 36 ore, si consiglia di non uscire nelle ore più calde, dalle 12 alle 18, soprattutto ad anziani, bambini molto piccoli, persone non autosufficienti o convalescenti.
In casa - Per proteggersi dal calore del sole utilizzare tende o persiane e mantenere il climatizzatore a 25-27 gradi con deumidificatore. In mancanza di un condizionatore, fare più docce con acqua fresca per abbassare la temperatura corporea, o recarsi in ambienti climatizzati (bar, supermercati, centri commerciali, ecc). Se si usa un ventilatore non indirizzarlo direttamente sul proprio corpo. Se la temperatura dell’ambiente è superiore a 32° C i ventilatori sono più dannosi che utili.
Alimentazione - È importante bere (almeno 2 litri al giorno) senza aspettare di avere sete (sopratutto negli anziani dove lo stimolo della sete é attenuato) evitando bevande troppo fredde, gassate, troppo zuccherate o alcoliche e caffeina (caffé, tè nero, coca-cola). I sintomi principali della disidratazione sono: sete, debolezza, vertigini, palpitazioni, ansia, pelle e mucose asciutte, crampi muscolari, abbassamento della pressione arteriosa.
Si raccomanda di mangiare molta frutta e consumare pasti leggeri, preferire la pasta e il pesce alla carne, evitando i cibi elaborati e piccanti.
Fare attenzione alla corretta conservazione degli alimenti deperibili (latticini, carni, dolci con creme, gelati, ecc.), in quanto le temperature ambientali elevate favoriscono la contaminazione degli alimenti che può determinare patologie gastroenteriche anche gravi.
Abbigliamento – All'aperto, si consiglia di indossare abiti non attillati e di colore chiaro, evitando le fibre sintetiche con cappelli leggeri. Se si ha una persona in casa malata, fare attenzione che non sia troppo coperta.
martedì 3 agosto 2010
DOMICILIARITA' ANZIANI NON AUTOSUFFICIENTI IN VENETO
Agenzia SIR
È entrata in vigore l'attesa legge che crea un fondo di assistenza e protezione sociale e socio-sanitaria alle persone non autosufficienti del Veneto, garantendo così anche un aiuto alle famiglie che hanno in carico persone che necessitano di attenzione continua. La legge regionale n. 30 del 2009 istituisce infatti e disciplina il "Fondo regionale per la non autosufficienza", già previsto dalla Finanziaria veneta del 2008, che per il 2009 era dotato di 680 milioni di euro. La legge 30 impegna la Regione a garantire i servizi assistenziali alle persone non autosufficienti. Attraverso un iter che prevede la valutazione delle domande dall'Unità valutativa multidisciplinare distrettuale delle Ulss (Uvmd) e il conseguente inserimento in graduatorie, viene garantita la libera scelta nelle prestazioni sociali e sociosanitarie "non sostitutive di quelle sanitarie". A carico del Fondo sono compresi servizi di assistenza domiciliare integrata, fruizione di centri diurni o strutture residenziali, prestazioni socio-sanitarie e socio-assistenziali. Possono essere coperti anche interventi di telesoccorso e contributi e oneri previdenziali per i soggetti che assistono, nel caso della domiciliarietà anche tramite assegni di cura. Le indennità erogate dal Fondo sono integrative rispetto ad altre provvidenze e assegni statali come l'indennità di invalidità civile e le pensioni sociali Inps.
120 mila non autosufficienti. La nuova normativa interviene su ogni tipo di non autosufficienza, sia di persone anziane sia disabili. La stessa legge definisce infatti come non autosufficienti "le persone che, solo con l'aiuto determinante di altri, possono provvedere alla cura della propria persona e possono mantenere una normale vita di relazione e le persone con disabilità che necessitano di interventi socio-riabilitativi e assistenziali in modo continuativo". Si calcola che in Veneto le persone non autosufficienti siano 120 mila e che aumentino di circa l'8% l'anno, soprattutto a causa del progressivo invecchiamento della popolazione. Oltre un terzo sono in carico alla Regione, metà in istituti di ricovero (la Regione sostiene metà delle rette), gli altri assistiti a domicilio con contributi per assistenti e familiari. Il Fondo sarà alimentato da stanziamenti della Regione, da assegnazioni dello Stato, da donazioni e lasciti privati, dai contributi delle amministrazioni locali e da una quota del gettito regionale Irpef.
Ottima legge. "Considero la legge 30 un'ottima legge, che permette alla Regione Veneto di essere sempre avanti nelle politiche sociali per quanto concerne la valorizzazione delle persone e delle famiglie in stato di bisogno", afferma Giovanni Sallemi, direttore del Centro di servizi per persone anziane non autosufficienti Villa Bianca di Tarzo (Treviso)."La Legge 30 - continua Sallemi - tuttavia espone per il momento principi e regole generali che devono trovare attuazione nella pratica, e in particolare nell'impegno delle Aziende socio sanitarie locali a cui è demandato il compito di procedere e formulare dei propri piani d'intervento". L'auspicio di Sallemi è che si prosegua verso un sistema dei servizi che determini la domiciliarità come un diritto delle persone, sostenuto dalla comunità con interventi progettuali mirati, e che il sistema si doti sempre di più di elementi di verifica dei risultati attesi. "Auspico anche un maggior coordinamento delle aziende sociosanitarie sui servizi resi dalle residenze per non autosufficienti, al fine di ricercare sinergie operative che possano consentire una diminuzione della spesa e l'elaborazione di progetti socioassistenziali condivisi. Serve anche un servizio a sostegno delle famiglie più disagiate per affrontare le rette, cosiddette 'alberghiere', che sono elevate".
Alcune lacune. Sottolinea l'importanza dell'approvazione della legge anche Maddalena Borigo, presidente di Anffas onlus Veneto, che mette però in luce la necessità di maggiore attenzione alle problematiche della disabilità. "La legge ha delle lacune, ma sono state accolte alcune osservazioni delle associazioni che si occupano di persone con disabilità, come lo stralcio della partecipazione economica alle spese da parte delle famiglie di utenti dei Ceod, inizialmente prevista". E continua: "Come associazioni, abbiamo rinunciato a proporre altri emendamenti perché la legge potesse essere approvata, auspicando che in futuro la si possa migliorare. Nel frattempo, si tratta di valutare se la dotazione economica risponderà alle attese: la legge è positiva solo se è rifinanziata regolarmente". Borigo evidenzia in proposito come vi siano ritardi nel versamento delle quote di rilevanza sanitaria e sociosanitaria, e più di un Ceod del Veneto si trova a fare i conti con gravi problemi economici a causa di servizi prestati ma non ancora rimborsati. Rimarca inoltre con soddisfazione il punto della legge che stabilisce che le prestazioni siano erogate sulla base di un progetto individualizzato approvato dall'Uvmd dell'azienda Ulss, e auspica che siano avviati con sollecitudine i lavori di definizione dei criteri di ripartizione del Fondo ai quali sono chiamate a far parte anche le associazioni rappresentative delle persone non autosufficienti (art. 5 comma 2).
a cura di Emanuele Cenghiaro
(05 marzo 2010)
È entrata in vigore l'attesa legge che crea un fondo di assistenza e protezione sociale e socio-sanitaria alle persone non autosufficienti del Veneto, garantendo così anche un aiuto alle famiglie che hanno in carico persone che necessitano di attenzione continua. La legge regionale n. 30 del 2009 istituisce infatti e disciplina il "Fondo regionale per la non autosufficienza", già previsto dalla Finanziaria veneta del 2008, che per il 2009 era dotato di 680 milioni di euro. La legge 30 impegna la Regione a garantire i servizi assistenziali alle persone non autosufficienti. Attraverso un iter che prevede la valutazione delle domande dall'Unità valutativa multidisciplinare distrettuale delle Ulss (Uvmd) e il conseguente inserimento in graduatorie, viene garantita la libera scelta nelle prestazioni sociali e sociosanitarie "non sostitutive di quelle sanitarie". A carico del Fondo sono compresi servizi di assistenza domiciliare integrata, fruizione di centri diurni o strutture residenziali, prestazioni socio-sanitarie e socio-assistenziali. Possono essere coperti anche interventi di telesoccorso e contributi e oneri previdenziali per i soggetti che assistono, nel caso della domiciliarietà anche tramite assegni di cura. Le indennità erogate dal Fondo sono integrative rispetto ad altre provvidenze e assegni statali come l'indennità di invalidità civile e le pensioni sociali Inps.
120 mila non autosufficienti. La nuova normativa interviene su ogni tipo di non autosufficienza, sia di persone anziane sia disabili. La stessa legge definisce infatti come non autosufficienti "le persone che, solo con l'aiuto determinante di altri, possono provvedere alla cura della propria persona e possono mantenere una normale vita di relazione e le persone con disabilità che necessitano di interventi socio-riabilitativi e assistenziali in modo continuativo". Si calcola che in Veneto le persone non autosufficienti siano 120 mila e che aumentino di circa l'8% l'anno, soprattutto a causa del progressivo invecchiamento della popolazione. Oltre un terzo sono in carico alla Regione, metà in istituti di ricovero (la Regione sostiene metà delle rette), gli altri assistiti a domicilio con contributi per assistenti e familiari. Il Fondo sarà alimentato da stanziamenti della Regione, da assegnazioni dello Stato, da donazioni e lasciti privati, dai contributi delle amministrazioni locali e da una quota del gettito regionale Irpef.
Ottima legge. "Considero la legge 30 un'ottima legge, che permette alla Regione Veneto di essere sempre avanti nelle politiche sociali per quanto concerne la valorizzazione delle persone e delle famiglie in stato di bisogno", afferma Giovanni Sallemi, direttore del Centro di servizi per persone anziane non autosufficienti Villa Bianca di Tarzo (Treviso)."La Legge 30 - continua Sallemi - tuttavia espone per il momento principi e regole generali che devono trovare attuazione nella pratica, e in particolare nell'impegno delle Aziende socio sanitarie locali a cui è demandato il compito di procedere e formulare dei propri piani d'intervento". L'auspicio di Sallemi è che si prosegua verso un sistema dei servizi che determini la domiciliarità come un diritto delle persone, sostenuto dalla comunità con interventi progettuali mirati, e che il sistema si doti sempre di più di elementi di verifica dei risultati attesi. "Auspico anche un maggior coordinamento delle aziende sociosanitarie sui servizi resi dalle residenze per non autosufficienti, al fine di ricercare sinergie operative che possano consentire una diminuzione della spesa e l'elaborazione di progetti socioassistenziali condivisi. Serve anche un servizio a sostegno delle famiglie più disagiate per affrontare le rette, cosiddette 'alberghiere', che sono elevate".
Alcune lacune. Sottolinea l'importanza dell'approvazione della legge anche Maddalena Borigo, presidente di Anffas onlus Veneto, che mette però in luce la necessità di maggiore attenzione alle problematiche della disabilità. "La legge ha delle lacune, ma sono state accolte alcune osservazioni delle associazioni che si occupano di persone con disabilità, come lo stralcio della partecipazione economica alle spese da parte delle famiglie di utenti dei Ceod, inizialmente prevista". E continua: "Come associazioni, abbiamo rinunciato a proporre altri emendamenti perché la legge potesse essere approvata, auspicando che in futuro la si possa migliorare. Nel frattempo, si tratta di valutare se la dotazione economica risponderà alle attese: la legge è positiva solo se è rifinanziata regolarmente". Borigo evidenzia in proposito come vi siano ritardi nel versamento delle quote di rilevanza sanitaria e sociosanitaria, e più di un Ceod del Veneto si trova a fare i conti con gravi problemi economici a causa di servizi prestati ma non ancora rimborsati. Rimarca inoltre con soddisfazione il punto della legge che stabilisce che le prestazioni siano erogate sulla base di un progetto individualizzato approvato dall'Uvmd dell'azienda Ulss, e auspica che siano avviati con sollecitudine i lavori di definizione dei criteri di ripartizione del Fondo ai quali sono chiamate a far parte anche le associazioni rappresentative delle persone non autosufficienti (art. 5 comma 2).
a cura di Emanuele Cenghiaro
(05 marzo 2010)
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